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sabato 17 ottobre 2020

Salvastrella minore, Pimpinella, Meloncello, Erba perseghina (Rosaceae)

 Pimpinella, che confusione!!!

Un post di un lettore mi ha spinto a cercare di fare chiarezza sul nome comune "pimpinella". In realtà il lettore nel suo post faceva bene a rimproverarmi per l'uso di nomi comuni per definire una specie e decisamente questa storia della pimpinella gli da ragione. Questo è uno dei casi nei quali la sistematica "accademica" si scontra con la farmacopea popolare. Andiamo con ordine. 

Per pimpinella si intendono almeno tre piante moto diverse tra di loro e appartenenti addirittura a due famiglie differenti. La prima è quella descritta precedentemente nel mio sito come pimpinella romana (Tordylium apulum, famiglia  Apiacea) e corrisponde a quello che nella gran parte delle campagne e dei mercati romani si indica per pimpinella. 

Nella classificazione ufficiale esiste una Pimpinella anisum (Linneo, 1733) che corrisponde a quello che viene chiamato in volgare anice selvatica. E' una Apiacea, come la Tordylium, ma appartenente ad un altro genere.  Per finire, su molti libri e siti divulgativi, il nome è quasi esclusivamente associato ad una altra pianta ancora la Poterium sanguisorba (Linneo, 1753) che appartiene invece alle Rosaceae, inutile dire insieme a quale altra pianta. A complicare le cose il nome comune del Poterium è stato, non so come e non so quando mutato da pimpinella a quello di salvastrella minore che va ad aggiungersi a quelli regionali di meloncello o erba perseghina. Per ultimo, va detto che il Poterium ha come nomi volgari quello di "Pimpinella menor" in spagnolo e di "Petite pimprinelle" in francese. 


La salvastrella, quella nella foto, la ho raccolta proprio ieri in un prato vicino alla mia facoltà (morirò senza mai usare il termine macroarea per definire una Facoltà, come circolari burocratesi hanno sancito, subito dopo aver svuotato questa struttura di tutti i suoi attributi). La ho raccolta insieme a vari altre piante per comporre un preboggion (Misto di erbe selvatiche di origine genovese) la cui ricetta vi darò prossimamente.


sabato 10 maggio 2014

Pimpinella romana (Famiglia Apiaceae)

La pimpinella (Tordylium apulum, L. e Tordylium officinale, L.) è stata un rompicapo per me e per il mio collega botanico, Alessandro Travaglini, che spesso disturbo per cercare di chiarire i miei dubbi sistematici. è stata un rompicapo perché la pimpinella, principessa di ogni misticanza che si rispecchi, lei che da un caratteristico odore canforato al concerto di sapori primaverile, beh lei NON è una pimpinella in senso stretto ricadendo queste nella medesima famiglia (Apiaceae, in buona compagnia con anice, prezzemolo e carota) delle "vere" pimpinelle, ma in tutt'altro genere, Tordylium e non Pimpinella. Ma lasciamo queste diatribe a chi ne sa più di noi e andiamo a descrivere la (le) piante che noi qui a Roma e dintorni chiamiamo pimpinella e che d'ora in poi io chiamerò pimpinella romana.
La pianta di solito forma una rosetta al suolo da cui si dipartono dei rami che raramente superano i 10-20 centimetri











 Le foglie sono leggermente pelose e pennate, con le foglie più basse ovale con segmenti dentati, e le foglie superiori con segmenti lineari. Ha 2-8 raggi primari. 






I fiori marginali hanno ciascuno 1 petalo bianco, allargato e profondamente bilobato. Le brattee e bratteole sono lineari a lungo sottolineato con la diffusione peli. Il frutto è orbicolare e appiattito, e di solito è di 5-8 millimetri.









giovedì 3 aprile 2014

Misticanza presa di corsa, con tagliata di tonno al sesamo

Ero indeciso sul da farsi, se fermarmi da Marco a prendere un po' di latte della mattina (erano le cinque e dopo l'ora legale, Marco munge le sue pecore verso le sette abbondanti) oppure fermarmi a prendere qualche asparago su un fosso, al margine del bosco su uno stradello che conosco io. Ma avevo bisogno di immergermi un po' nella natura, volevo sentire puzza di pecora o infilare la mano tra ispidi grovigli di asparagina, volevo veder passare una volpe che tornava alla tana con l'ultimo prelibato topo in bocca. Troppo ero stato in fila sul raccordo - grande e anulare - troppo il mio sguardo non aveva visto altro che macchine in fila e i palazzoni della Serpentara che non si avvicinavano mai. Decisi che ero troppo stanco per fare il formaggio, e ho optato per gli asparagi. Ma il sentierino nel bosco non è noto solo a me per essere prodigo di asparagi e una mano lesta di qualche paesano mi aveva tolto il piacere di una frittata di asparagi. Vidi la scarpata piena di pimpinella, molta in fiore, altra buona da cogliere, qualche caccialepre, del crespigno, cicoria no che li non ne cresce e non mi andava di tornare indietro verso Cesano a farne sui campi di Via prato corazza. Poi un po' di finocchietto per odorare il tutto. A casa avevo un rimasuglio di radicchio di quello buono e della ruchetta di supermercato. La misticanza era bella e fatta in cinque minuti.




Ricetta
Tonno: due tranci belli altini per due persone, sesamo, soia, limone, misticanza profumata (nella mia c'era finocchiella e pimpinella a dar verve al tutto), olio e tutto quello che vi piace per condire.

Ho preso i due pezzi di tonno e, mentre preparavo l'insalata, li ho messi in una ciotola a marinarsi con la soia. Ho condito l'insalata con olio e pochissimo aceto e poi ho "impanato" i tranci di tonno nel sesamo e l'ho cotti violentemente e brevemente usando una padella dal fondo spesso. Come potete vedere dalla foto in realtà il tonno non era scottato ma bello cotto. Non così da rimanere stoppaccioso ma abbastanza per farlo piacere alla mia signora che troppo crudo non lo sopporta. Scaloppato (mi si perdono il termine da programma televisivo) l'ho adagiato sulla misticanza e ho portato questa sinfonia di sapori a tavola. Prima di tagliar il trancio l'ho fatto raffreddare sul tagliere, quindi l'ho messo ancora tiepido sulla misticanza. Non preoccupatevi, il nerbo di questa insalata sopporta ingiurie anche più violente. Nella fretta e nella pigrizia di non riuscire da casa, avevo dimenticato il vino. Quello che avevo in casa non c'entrava molto e così ho pasteggiato ad acqua di Nepi, che tra le acque locali è quella che preferisco.