venerdì 18 aprile 2014

Rigatoni con asparagi selvatici del curato di Santa Maria a mare

La Pasqua del 1975 la passai insieme ad un bel gruppo di amici alle Tremiti. Avevamo affittato una casa per qualche giorno a San Domino e il sabato prendemmo il traghetto per visitare San Nicola. Forse per un disguido, forse per nostro rimbambimento, forse perché le corse pasquali erano ridotte, perdemmo l'ultimo traghetto e ci ritrovammo bloccati sull'isola. Ricordo Giovanni sconsolato, appoggiato a un muretto mentre guardava salpare il traghetto ormai irraggiungibile, lamentarsi che la mattina seguente sarebbero stati guai grossi per lui senza un bagno nel quale rinchiudersi tranquillo. L'esser superiore a Giovanni in questo genere di cose - ero avvezzo a fare quel che dovevo fare in qualunque situazione - fu però gloria di poco conto: lui in qualunque situazione faceva bene altro e in modo ben più soddisfacente. Giovanni aveva per'altro fugaci rapporti carnali con Gloria, anche durante quei giorni tremitani e anche quando si trovavano a stare nel letto vicino al mio. Pur avendo l'avvertenza di iniziare subito dopo che io mi fossi addormentato, ritmici movimenti e sospiri affannati mi svegliavano e il vederli avvinghiati mi addolorava. Gloria, la danzatrice finlandese dai capelli ricci e gli occhi profondi, mi piaceva infatti non poco. Mentre il mio cuore era lacerato e la giornata passava confusa da sostanze che rendono stupefatti, in quantità eccessive perfino per i nostri fisici di ventenni, ci trovammo a risolvere il problema di dove dormire. Era freschetto e non avevamo dietro nulla per coprirci, sarebbe dovuta essere una breve gita nulla più. Battemmo alle porte della astanteria della parrocchia di Santa Maria a mare (possibile che veramente si chiamasse così e che dopo quarant'anni ancora mi ricordi il nome a dispetto del tempo passato?) e un giovane ma cazzuto prete ci aprì, ci fece entrare, ci rifocillò e ci mise a disposizione un camerone con dei materassi per terra nell'interno della chiesa. Verso i preti non sento un grande afflato, non solo verso quelli cattolici: iman e muftà mussulmani, rabbini, monaci buddisti, sacerdoti induisti o zoroastrani per me pari sono. Ma certe volte c'è da dire che se ne incontrano di eccezionali. Il sacerdote in questione, di cui non ricordo il nome, era uno di quelli e dopo una notte passata in canonica - dove i due continuavano ad accoppiarsi dando uno spettacolo che mi strizzava il cuore - ci offrì anche il pasto della santa Pasqua che lui stesso con il nostro aiuto cucinò. Il pasto rimane uno dei vertici gastronomici della mia vita, che Vissani o Beck non raggiungeranno mai. Alcuni parrocchiani gli avevano regalato un capretto, che si diceva essere cresciuto libero sull'isola e che fu servito con patate e insalata d'orto. Altri parrocchiani gli avevano invece procurato un bel mazzo di asparagi selvatici con cui lui apprestò una pasta clamorosa. Del vino - un sfuso contadino pugliese - non posso dire altrettanto.


La ricetta della pasta era semplice, con un po' di cipollina appassita in olio e burro ad accogliere le punte degli asparagi bolliti per un tempo brevissimo nella stessa acqua nella quale avrebbero cotto in seguito i rigatoni. Alla fine nel padellone, la pasta era mantecata con abbondante cacio pecorino (io lo smezzerei con del parmigiano, a meno che non abbiate il suo stesso pecorino, molto soave) pepe, una noce di burro e un po' d'acqua della pasta per mantenere la giusta cremosità.



Partecipai al gruppo del lavaggio suppellettili usando l'acqua della pasta che era rimasta calda perché non c'era scaldabagno in canonica. Mentre usciva il caffè, con la coda dell'occhio vidi i due appartarsi giù da basso con aria furbetta. E va beh, pensai questa è andata, prepariamoci alla prossima battaglia perché questa è bella che persa. Gli asparagi, il capretto, le parole del prete cazzuto mi avevano reso più saggio.

PS Vedo ancora e sono rimasto molto amico sia con Gloria che con Giovanni. Lei è sposata con Carlo, ha smesso di insegnare danza e ha una figlia bella come lei. Ora tiene un Agriturismo a Trevignano in un annesso della sua bellissima casa. Giovanni ha lasciato l'università, ci eravamo iscritti insieme alla stessa facoltà, e di mestiere suona la chitarra, ed esattamente i Beatles. Lo potete trovare tutti i giorni che ha fatto Iddio alla fermata della metropolitana "Re di Roma" dalle 17 alle 19. Andateci, è bravissimo. Probabilmente avrebbe potuto ambire a palcoscenici più prestigiosi, ma si sa lui si spaventa anche solo per un traghetto che parte in anticipo. Ma ha altre qualità.

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